Capitolo 2
Dalle barriere tariffarie (e non) agli accordi commerciali: da freno a volàno per le imprese italiane
Lo scenario competitivo globale risulta tuttavia strutturalmente più complesso rispetto al passato. Il crescente peso delle barriere non tariffarie e l’uso sempre più diffuso di strumenti regolatori e di politica industriale richiedono alle imprese una maggiore capacità di adattamento a contesti normativi e doganali articolati e in continua evoluzione. Gli Accordi commerciali Ue si trasformano, quindi, da semplici strumenti di riduzione dei dazi a leve di politica economica e industriale in senso ampio.
Il nuovo paesaggio
delle barriere commerciali
Dopo anni di declino, nel 2025 i dazi sono tornati a crescere a livello globale, trainati dalla politica commerciale USA. Il vero cambiamento strutturale riguarda però il crescente peso delle misure non tariffarie: requisiti di licenza, standard ambientali, sanitari e di sicurezza, procedure doganali. Per l’88% dei Paesi questi costi superano quelli dei dazi stessi. I Paesi in via di sviluppo perdono circa il 10% delle esportazioni verso i mercati G20. Un miglioramento della trasparenza potrebbe ridurre i costi commerciali del 20%.
Tariffe applicate dagli Stati Uniti alle importazioni, per provenienza
Fonte: Oxford Economics
Il dazio effettivo verso la Cina e l’Unione europea è calcolato considerando il livello di importazioni americane dalle rispettive aree. Il dazio calcolato a livello mondiale copre il 95% delle importazioni americane totali.
Focus 3
Dazi USA — dal Liberation Day alla Corte Suprema
Il 2 aprile 2025, il cosiddetto “Liberation Day”, il presidente Trump ha annunciato una nuova significativa ondata di dazi di varia natura — reciproci e non — nei confronti di diversi Paesi del mondo, con l’obiettivo principale anche se non esclusivo di ridurre il deficit commerciale e riportare la produzione industriale sul suolo americano. Il dazio medio effettivo americano è così salito dal 2,4% circa di inizio 2025 a un picco di quasi il 23% a metà maggio, prima di stabilizzarsi su livelli comunque storicamente elevati (13,5%).
Gli effetti del ritorno di misure protezionistiche si sono, tuttavia, rivelati meno dirompenti rispetto alle attese iniziali: il commercio globale ha continuato a espandersi e non si sono osservati finora né una contrazione significativa degli scambi né un impatto inflattivo sistemico.
Dazio statunitense medio effettivo nel tempo
Fonte: Fondo Monetario Internazionale, WEO Aprile 2026
Il "tasso tariffario legale effettivo" è una media ponderata delle aliquote tariffarie legali annunciate, calcolata utilizzando come pesi le importazioni pre dazio (e quindi precedenti agli effetti di sostituzione). I calcoli includono solo i dazi effettivamente in vigore nel momento indicato.
L’Italia si distingue per un’elevata esposizione al mercato statunitense, che assorbe circa l’11% dell’export nazionale e si conferma il secondo partner commerciale. Nel 2025 le esportazioni verso gli USA sono cresciute a ritmo intenso, ma sulla spinta di effetti temporanei legati soprattutto alla farmaceutica — con una forte componente di anticipo degli acquisti in attesa di eventuali dazi settoriali — e alla movimentazione occasionale della cantieristica navale.
Nel complesso, l’impatto dei dazi è risultato contenuto ma non trascurabile, con effetti differenziati per settore: le maggiori conseguenze negative hanno riguardato prodotti minerali e gioielli e metalli preziosi, mentre comparti come grassi e oli vegetali, calzature e gomma e plastica hanno registrato addirittura un effetto positivo. Le imprese più penalizzate sono state quelle che hanno negli USA il principale mercato di destinazione — soprattutto nei settori dei prodotti in metallo, mobili, abbigliamento, pelli e alimentari — con un mancato export complessivo stimato in circa €1,5 miliardi rispetto allo scenario in assenza di guerra commerciale.
Accordi commerciali UE: impatto sulle barriere
La UE ha accelerato il proprio percorso di apertura internazionale siglando accordi commerciali strategici con Mercosur, Messico, Marocco, India, Giappone e Australia, che possono trasformare un sistema di vincoli in un vantaggio competitivo per le imprese italiane, aprendo nuovi mercati e garantendo l’accesso a materie prime critiche. La figura confronta il livello di barriere tariffarie e non tariffarie prima e dopo gli accordi, per i principali partner.
Impatti degli accordi commerciali per la UE: prima vs dopo
Fonte: elaborazioni SACE
Accordo UE-Mercosur: meno tariffe
e più partenariato
Entrato in vigore in via provvisoria dal 1° maggio 2026, l’accordo tra Unione europea e Mercosur — il blocco economico che riunisce Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay — segna una svolta nei rapporti commerciali tra le due aree. L’intesa prevede l’eliminazione graduale dei dazi sulla quasi totalità dei prodotti agricoli e industriali europei, accompagnata da una semplificazione delle procedure doganali e da nuove facilitazioni per gli investimenti esteri. Per l’Italia, il Mercosur rappresenta un mercato già rilevante — con un export (€7,5 miliardi nel 2025) concentrato soprattutto in meccanica strumentale, chimica e mezzi di trasporto — e l’accordo apre prospettive di crescita significative.
Oltre ai vantaggi tariffari, l’intesa rafforza anche l’accesso europeo a materie prime critiche per la transizione energetica e digitale, in particolare al niobio brasiliano e al litio argentino. L’Italia sarà il maggior beneficiario dell’accordo tra i Paesi UE, con un potenziale incremento delle esportazioni di beni e servizi di $3,5 miliardi entro il 2036 (pari al 14% del beneficio totale UE), soprattutto nelle vendite di metalli (+3,5%), meccanica strumentale (+3,3%), prodotti chimici (+1,2%), autoveicoli (+1,1%) e siderurgia (+1%).
Accordo UE-India:
verso una maggiore competitività
Firmato nel gennaio 2026, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India è il più ampio mai concesso da Nuova Delhi a un partner estero. Garantisce agli esportatori europei un solido vantaggio competitivo nell’accesso a un mercato di oltre 1,4 miliardi di consumatori, con la prospettiva di un raddoppio dell’export UE verso l’India entro il 2032. Le riduzioni tariffarie sono particolarmente significative in settori chiave per il Made in Italy: dall’automotive ai macchinari, dalla chimica al farmaceutico, fino al vino e all’olio d’oliva — quest’ultimo destinato all’azzeramento dei dazi.
Per l’Italia, che con l’India ha una relazione consolidata e rafforzata dal Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029, l’intesa rappresenta un’opportunità concreta: circa il 70% dell’export nazionale verso il Paese sarà direttamente interessato dalla riduzione dei dazi, con prospettive di crescita robuste per il prossimo triennio e un obiettivo bilaterale di interscambio fissato a €20 miliardi entro il 2029.
Accordo UE-Australia:
più apertura
nella distanza
Dopo circa otto anni di complessi negoziati, a marzo 2026 l’Unione europea ha siglato un’importante intesa commerciale con l’Australia, la più grande economia dell’Oceania. L’accordo consente alla UE di consolidare la propria presenza nella regione indo-pacifica — oggi tra i principali motori della crescita globale — e prevede l’eliminazione di oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni europee, condizioni di concorrenza più eque, un più ampio accesso agli appalti pubblici australiani e, soprattutto, un canale privilegiato verso le materie prime critiche di cui l’Australia è ricca, dall’alluminio al manganese, fino al rame.
Per il Made in Italy, l’intesa apre nuove prospettive di crescita: i benefici si concentreranno in particolare nella meccanica strumentale, nei mezzi di trasporto, nella chimica e negli apparecchi elettrici, mentre l’azzeramento dei dazi su prodotti simbolo come vino, formaggi e cioccolato — accompagnato da una tutela rafforzata delle Indicazioni Geografiche — rappresenta un riconoscimento importante per le eccellenze agroalimentari italiane.
Accordo UE-Marocco: ponte africano
sul Mediterraneo
Le relazioni commerciali tra Unione europea e Marocco sono disciplinate dall’Accordo Euromediterraneo di Associazione, in vigore dal 2000, che ha istituito una zona di libero scambio progressiva tra le due aree completatasi nel 2012 con la liberalizzazione dei prodotti industriali. Da allora il commercio bilaterale è cresciuto in modo significativo, e oggi l’UE si conferma il primo partner commerciale del Marocco, assorbendone la maggior parte delle esportazioni. Per l’Italia il Marocco rappresenta il primo partner commerciale in Africa, con un interscambio bilaterale praticamente raddoppiato nell’ultimo quinquennio e un saldo commerciale stabilmente positivo per il nostro Paese dal 2005.
I settori che hanno maggiormente beneficiato dell’accesso preferenziale sono la meccanica strumentale — che resta il comparto più rilevante in termini assoluti — insieme agli alimentari e bevande, all’estrattiva, ai prodotti in legno e alla gomma e plastica, configurando il Marocco come un vero e proprio ponte africano sul Mediterraneo per il Made in Italy.