SACE RE-AGIRE Rapporto Export 2026

Capitolo 4

L’importanza delle filiere per l’export italiano

Le filiere manifatturiere, con il loro intreccio di imprese capo-filiera, PMI, subfornitori e distretti territoriali, sono il DNA dell’export italiano: una quota rilevante della produzione manifatturiera nazionale è riconducibile alle catene globali del valore. Dalle dodici filiere strategiche individuate per la competitività italiana alle previsioni settoriali per il triennio 2026-2028 — con dinamiche differenziate tra agroalimentare, meccanica strumentale, chimica e farmaceutica, mezzi di trasporto e beni di consumo — emerge una tesi chiara: in un mondo sempre più frammentato, la competitività non si gioca solo sui mercati, ma si costruisce dentro le filiere.

Le filiere sono al centro del Piano Strategico di SACE, perché rappresentano il punto in cui si incontrano competitività, resilienza, accesso alla finanza e capacità di presidiare i mercati internazionali. Rafforzarle significa sostenere non solo le imprese capofiliera, ma anche l’intero ecosistema di fornitori, subfornitori e PMI che contribuisce alla qualità e alla forza del Made in Italy nel mondo. In questa prospettiva si inserisce Piattaforma Italia, il nuovo strumento sviluppato da SACE per favorire l’incontro tra capitali privati ed economia reale e mobilitare risorse aggiuntive a supporto di imprese, filiere e progetti strategici. L’obiettivo è ampliare le fonti di finanziamento disponibili, in modo complementare al canale bancario, e trasformare contratti, commesse e investimenti in percorsi concreti di crescita, innovazione e internazionalizzazione.

Le filiere come leva competitiva

La frammentazione internazionale della produzione ha reso la competitività sempre più dipendente dalla capacità delle imprese di inserirsi in reti produttive articolate, consentendo l’accesso a tecnologie, competenze e mercati e favorendo processi di upgrading produttivo e specializzazione nelle fasi a maggiore valore aggiunto. Lavorare in filiera porta numerosi benefici: accelera l’upgrading tecnologico, facilita l’accesso a mercati più ampi, riduce i costi di transazione, permette di condividere competenze specialistiche e sfruttare economie di scala.

Per cogliere al meglio le potenzialità, le imprese devono superare l’approccio tattico di partecipazione a una singola filiera e adottare una strategia di coinvolgimento multi-filiera. Oggi circa il 41% della produzione manifatturiera italiana è attivata, direttamente o indirettamente, dai processi produttivi internazionali. Le filiere italiane rappresentano oltre la metà del fatturato nazionale e mostrano una propensione all’export nettamente superiore alla media dell’economia italiana (circa 32% contro circa 15%), come nel caso di Energia, Agroalimentare e Packaging, Automotive, affiancate da comparti ad alta specializzazione come Chimica e Farmaceutica, Elettronica e Meccatronica, Macchine e Impianti.

Le 12 filiere strategiche dell’economia italiana

Le 12 filiere strategiche dell'economia italiana per valore in miliardi di euro: dall'Energia (644,7€) all'Economia Blu e cantieristica (33,4€)

Fonte: CRIBIS-SACE ed elaborazioni SACE su dati MIMIT

* Il "fatturato da export" indica la quota media di fatturato generato dall'export sul totale aziendale.

** I dati sul fatturato si riferiscono al 2023; fatturato e numero di imprese negli altri casi si riferiscono al 2024.

*** Sono escluse dal calcolo: attività finanziarie e assicurative (ATECO K), Pubblica Amministrazione e Difesa (ATECO 84), organizzazioni associative (ATECO 94), famiglie/convivenze come datori di lavoro domestico e produzione di beni/servizi indifferenziati per uso proprio (ATECO T).

Previsioni export italiano per settore

La buona dinamica del 2025 è stata trainata da un numero ridotto di settori: farmaceutica, altri consumi, agroalimentare, mezzi di trasporto. Nel 2026 gli andamenti resteranno differenziati, ma questa concentrazione tenderà a ridursi nel 2027-28, con il ritorno al contributo positivo di altri settori.

Esportazioni italiane di beni per raggruppamento (var. % annua, 2025–2028)

Fonte: Elaborazioni SACE su dati Istat e Oxford Economics

Agricoltura
e altri alimentari

+3,1% 2026
+2,6% media 2027-28

Prodotti agricoli +3,4% (2026) e +2,6% (2027-28): rischi da blocco Hormuz (fertilizzanti, costi energetici) e cambiamento climatico. L’agrifood può integrare tecnologie aerospaziali per ottimizzare irrigazione e monitoraggio emissioni.

Alimentari e bevande +2,9% (2026), +2,5% (2027-28): Made in Italy riconosciuto per qualità, autenticità e varietà. Crescente domanda di prodotti premium, salutistici e ad alto contenuto di servizio.

Beni di consumo

+2,5% 2026
+2% media 2027-28

Crescita 2026 sostenuta esclusivamente dagli altri consumi (+5,2%), in particolare oro, in un contesto di incertezza globale. Valigeria e pelletteria deboli per calo in Medio Oriente (Dubai hub del lusso) e minori flussi turistici dei consumatori ad alta capacità di spesa. Ripresa prevista nel 2027-28 (+1,8%). Tessile e abbigliamento (+0,3% nel 2026, +2,3% media 2027-28): anno di stagnazione per rincaro energetico, pressione del fast-fashion e sfide di sostenibilità. Ripresa nel 2027-28 grazie alle grandi imprese del lusso (che hanno rafforzato la base produttiva in Italia), al riposizionamento delle PMI verso la fascia medio-alta e alla diversificazione geografica.

Prodotti in legno -0,2% nel 2026 per domanda globale fiacca, incertezza e tensione sui costi energetici e logistici; ripresa nel 2027-28 (+2% in media).

Beni intermedi

+2,2% 2026
+2,8% media 2027-28

Chimica e farmaceutica (+1,2% nel 2026, +3% media 2027-28): crescita fisiologicamente più lenta dopo anni di corsa; il settore ha già vissuto un’intensa razionalizzazione produttiva. Sfide: pressione competitiva, rincaro energetico, criticità nelle filiere globali legate alla crisi in Medio Oriente. La farmaceutica continua a essere il motore di crescita. L’IA svolgerà un ruolo fondamentale per ridurre i tempi di R&D e il time-to-market e affermare la filiera italiana nei mercati internazionali. I metalli sono attesi in crescita (+2,1% quest’anno e +2,8% nel prossimo biennio) grazie alla ripresa degli investimenti europei in infrastrutture, transizione energetica e industria.

Beni d’investimento

+1,3% 2026
+2,9% media 2027-28

Meccanica strumentale (+1,4% nel 2026, +3,1% media 2027-28): primo settore di export italiano per valore. Posizionamento competitivo riconosciuto nei macchinari su misura: qualità, flessibilità, personalizzazione. A sostenere la domanda: investimenti in automazione, trasformazione digitale ed efficienza energetica. Recupero degli investimenti industriali a livello globale.

Mezzi di trasporto (+0,6% nel 2026, +2,8% media 2027-28): anno di transizione dopo un 2025 molto positivo. La nautica mantiene la leadership nei segmenti crociere e superyacht. L’automotive è sotto pressione competitiva cinese e per la crisi del modello tedesco (integrazione forte). L’aerospazio è sostenuto dalla crescente centralità nelle filiere agrifood, logistica e sanità. Ripresa condizionata ai tempi di riconversione verso mobilità elettrica e ibrida. Apparecchi elettrici con un percorso di crescita positivo (+1,6% nel 2026 e +2,7% media 2027-28) grazie ai cambiamenti tecnologici in corso e al legame crescente con altre filiere strategiche come meccanica, automotive e infrastrutture funzionali alla transizione energetica.