SACE RE-AGIRE Rapporto Export 2026

Capitolo 1

Le imprese imparano a gestire le pressioni geopolitiche: l’export italiano ne beneficia

“L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano Strategico SACE50.

L’obiettivo è chiaro: vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di Sistema.”

Michele Pignotti Michele Pignotti Amministratore Delegato di SACE

"La diciannovesima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: RE-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza.

Il Rapporto Export ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato."

Guglielmo Picchi Guglielmo Picchi Presidente di SACE

Il 2026 procede su un sentiero impervio dove, tuttavia, la capacità di reazione e adattamento delle imprese italiane continua a essere una chiave per superare le attuali difficoltà. Il quadro internazionale risente dell'incertezza alimentata dal susseguirsi di numerosi shock — da ultimo quello legato allo Stretto di Hormuz, sebbene ora con spiragli di normalizzazione — con equilibri geopolitici precari e pressioni sui prezzi del petrolio. Il commercio internazionale, che nel 2025 si è rilevato resiliente, nel 2026 confermerà una dinamica positiva, seppure in rallentamento.

Il commercio mondiale di beni in volume: 2026 +2,4%, 2027-28 +2,7% in media

Fonte: Elaborazioni SACE su dati Istat, Eurostat e Oxford Economics

Nota: dati in volume, variazione percentuale; per il biennio 2027-28 il dato è una media annua.

Focus 1

Il commercio mondiale

Nel 2026 gli scambi internazionali di beni in volume rallentano attestandosi al +2,4%, nello scenario base di un conflitto in Iran circoscritto. A pesare sono la normalizzazione delle scorte, la minore domanda anticipata dagli importatori USA, nuove misure restrittive e l’incertezza sulle politiche commerciali. L’inflazione globale cresce al 4,1%. Il cambiamento più rilevante non è congiunturale ma strutturale: l’economia globale si sta frammentando lungo linee di affinità geopolitica. I flussi si ricollocano: le importazioni USA dalla Cina calano, rimpiazzate da Vietnam e Nord America; la Cina orienta le esportazioni verso Asia e UE. Nel biennio 2027-28 la crescita punta gradualmente verso la media storica del +2,8%.

Andamento del commercio mondiale dei beni in volume, scenari a confronto

Andamento del commercio mondiale dei beni in volume, scenari a confronto

Fonte: Oxford Economics

Flussi commerciali e distanza geopolitica

Export di beni dalla Cina verso Unione europea, Asia e Stati Uniti (indice 2024=100)

Nota: media mobile a tre mesi dei valori in dollari USA non destagionalizzati, basata su dati relativi alle spedizioni transfrontaliere provenienti da Trade Data Monitor. Tali dati possono differire da quelli della bilancia dei pagamenti.

Fonte: Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook, aprile 2026.

Il ruolo dell’export nel PIL italiano

Negli ultimi 15 anni le esportazioni italiane di beni e servizi hanno contribuito più di ogni altra componente alla crescita del PIL, rappresentando oggi circa un terzo dell’economia italiana (era un quarto nel 2010). L’export italiano è cresciuto cumulativamente del 35%, più di Francia (+34%) e Germania (+25%). Nel 2025 la quota italiana sulle esportazioni mondiali è al 2,8%: sopra Francia (2,6%), Belgio (2,2%) e Spagna (1,7%), sotto Germania (6,7%) e Paesi Bassi (3,8%). Il 41% della produzione manifatturiera italiana è riconducibile alle filiere internazionali.

In questo quadro si inserisce il Piano Strategico di SACE 2026-2028, che rifocalizza la missione di SACE sull’export e sull’internazionalizzazione, rafforzando il ruolo come ECA italiana al fianco delle imprese e delle filiere chiamate a competere in mercati sempre più complessi, strategici e interconnessi.

Componenti del PIL (crescita cumulata 2010-2025)
Fonte: elaborazione SACE su dati Oxford Economics

Previsioni export italiano beni e servizi

Nel 2025 l'export italiano di beni cresce del 3,3% e quello di servizi del 3,9%, performance superiore alle attese. A trainare i beni: farmaceutica, gioielleria e metalli preziosi, alimentari e bevande, navi e imbarcazioni; la meccanica strumentale è in lieve rialzo. Nel 2026 le vendite estere di beni in valore aumenteranno del 2%, per poi accelerare al 2,5% nel 2027, toccando i €675 miliardi e al 2,8% nel 2028, quando supererà i €690 miliardi alla fine dell’orizzonte di previsione. Una dinamica di crescita coerente con l’obiettivo di raggiungere i €700 miliardi di export entro il 2027, grazie al Piano di Azione per l’export italiano I servizi crescono più solidamente: +3,5% nel 2026, +4,5% nel 2027, +3,9% nel 2028.

Esportazioni italiane di beni e servizi in valore

Esportazioni italiane di beni e servizi in valore (miliardi di euro): beni da 643 nel 2025 a 690 nel 2028; servizi da 149 a 167. Obiettivo export €700 miliardi. Variazione percentuale annua dell'export: beni +3,3% (2025), +1,8%, +2,5%, +2,8%; servizi +3,9%, +3,5%, +4,5%, +3,9%.

Fonte: Elaborazioni SACE su dati Istat, Eurostat e Oxford Economics

Focus 2

Export di servizi; un “bene” su cui puntare

Le esportazioni italiane di servizi sfiorano i €150 miliardi nel 2025 (+3,9%). Il turismo è il comparto principale: 38% del totale, quasi €57 miliardi (+4,6%), con 92 milioni di viaggiatori stranieri. I giapponesi hanno la maggior spesa pro-capite (€2.400), seguiti da australiani (€1.800), americani e russi (€1.600), asiatici (€1.500), più contenuta quella dei viaggiatori UE (€500 in media). La crescita dell’export italiano di servizi prosegue: +3,5% nel 2026, +4,2% in media nel 2027-28. Motori: crescente integrazione manifattura-terziario e digitalizzazione dei servizi.

Spesa pro-capite turisti stranieri in Italia
~€2.400
Giappone
~€1.800
Australia
€1.600
USA e Russia
€1.500
Asia
€500
UE (Media)

Diversificazione geografica

Nel 2025 il 48,2% delle esportazioni è andato verso Paesi extra-UE, quota superiore alla media UE. Circa il 30% delle imprese (un terzo PMI) dichiara di cercare nuovi mercati nel 2026. La "diversificazione intelligente" non è solo dove esportare, ma selezionare contesti dove domanda, accesso e profilo di rischio si combinano favorevolmente, integrando i principali mercati già presidiati con geografie più dinamiche. Nei 16 Paesi Strategici l’export italiano nel 2026 cresce dell’1,4%, scontando l’attuale situazione dei mercati del Golfo, e del 4,4% in media nel prossimo biennio, più dell'export complessivo. Mercati strategici ad alto potenziale: Asia (India, Vietnam, Cina, Singapore, Corea del Sud, Filippine, Malesia, Thailandia, Kazakistan), Medio Oriente (Arabia Saudita, EAU in ottica post-crisi), America Latina (Messico, Brasile), Africa ed Europa centro-orientale (Turchia, Egitto, Marocco e i Paesi oggetto del Piano Mattei per l’Africa della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Diversificare, tuttavia, significa anche approcciare i mercati con i giusti strumenti di lettura, presidio e gestione del rischio, per trasformare le opportunità internazionali in percorsi di crescita sostenibili e sicuri per imprese e filiere. La Mappa dell’Export di SACE consente di analizzare il profilo di rischio e le opportunità dei principali mercati internazionali.

Mercati strategici per l'export italiano — cartina 1 di 7 Mercati strategici per l'export italiano — cartina 2 di 7 Mercati strategici per l'export italiano — cartina 3 di 7 Mercati strategici per l'export italiano — cartina 4 di 7 Mercati strategici per l'export italiano — cartina 5 di 7 Mercati strategici per l'export italiano — cartina 6 di 7 Mercati strategici per l'export italiano — cartina 7 di 7

Una dinamica dell’export di beni più debole in un conflitto prolungato

Sebbene nell’ultimo periodo alcune intese preliminari tra Stati Uniti e Iran abbiano aperto spiragli di normalizzazione della situazione nel Golfo e scongiurato, quindi scenari fortemente avversi per il nostro export, permane cautela in quanto il ripristino delle condizioni operative normali nello Stretto di Hormuz richiederà tempi non immediati.

Uno scenario alternativo, pur con probabilità contenuta, è quello di un conflitto prolungato in Iran, con forte aumento delle quotazioni di petrolio e gas, pressioni sui costi degli input produttivi e tensioni lungo le catene di approvvigionamento. L’export di beni in volume si contrarrebbe fortemente (-1,8% nel 2026 e -3,1% nel 2027, per poi tornare a +1,8% nel 2028), mentre le esportazioni di beni in valore registrerebbero una dinamica più contenuta (+1,2% nel 2026 per gli effetti sul valore medio unitario dei prezzi alle esportazioni, +2,1% nel 2027 e +4,9% nel 2028).

L'impatto di un conflitto prolungato in Medio Oriente sull'export italiano di beni in valore e volume

Impatto di un conflitto prolungato in Medio Oriente sull'export italiano di beni in valore Impatto di un conflitto prolungato in Medio Oriente sull'export italiano di beni in volume

Fonte: Elaborazione SACE su dati Oxford Economics