SACE RE-AGIRE Rapporto Export 2026

Capitolo 3

La diversificazione intelligente passa anche per l’import

Le materie prime critiche — metalli e minerali indispensabili per batterie, dispositivi elettronici, energie rinnovabili e tecnologie digitali — sono tornate al centro del dibattito economico internazionale, assumendo un ruolo sempre più rilevante per la competitività delle imprese. Le restrizioni alle esportazioni di queste risorse sono cresciute in modo significativo a livello globale, mentre la concentrazione dell’offerta in pochi Paesi espone le economie importatrici a rischi geopolitici crescenti. Al fine di mitigare i rischi legati all’approvvigionamento da Paesi terzi, l’Unione europea – importatore netto di materie prime critiche – si è progressivamente dotata di una strategia articolata, riconoscendo la necessità di un approccio sistemico e coordinato.

Il sistema produttivo italiano — strutturalmente dipendente dall’estero per gli input strategici — è chiamato a una “diversificazione intelligente” degli approvvigionamenti: non solo da dove importare, ma come integrarsi nelle filiere globali. In questo quadro, anche risorse spesso date per scontate, come l’acqua, si rivelano fronti strategici dove le competenze italiane possono fare la differenza.

È su questa stessa logica che si innesta il Piano Strategico di SACE, che guarda alla competitività del Paese non solo attraverso il sostegno all’export, ma anche attraverso il supporto agli investimenti strategici in Italia. In particolare, la Garanzia Archimede rappresenta uno degli strumenti principali per mobilitare risorse verso iniziative ad alta addizionalità, capaci di rafforzare filiere, infrastrutture, sicurezza economica e resilienza del sistema produttivo. L’obiettivo è accompagnare progetti che producano un impatto concreto sulla capacità dell’Italia di competere, innovare e presidiare settori chiave per la crescita futura.

Le materie prime critiche: un asset strategico globale

Le materie prime critiche si caratterizzano per la combinazione tra rilevanza economica e rischi di approvvigionamento. L’offerta globale è fortemente concentrata in pochi Paesi, mentre la domanda è in rapida crescita. Dal 2009 il numero di misure restrittive alle esportazioni è aumentato di circa cinque volte, con accelerazione nel biennio 2022-23. Tra il 2022 e il 2024 circa il 16% del commercio mondiale di materie prime critiche è stato soggetto a restrizioni. Prevalgono dazi all’export e sistemi di licenza, ma crescono i divieti di esportazione. Le restrizioni si concentrano su cobalto, manganese, grafite e terre rare — cruciali per la transizione green e digitale.

La dipendenza italiana dalle materie prime strategiche

La struttura delle importazioni italiane di materie prime strategiche rivela molto sulla natura del nostro sistema produttivo. La domanda nazionale si concentra infatti su un numero ristretto di materiali — rame, alluminio, platino e nichel su tutti, ai quali si aggiungono silicio, titanio e manganese — che insieme coprono la quasi totalità del fabbisogno. Si tratta di materie prime essenziali per le filiere manifatturiere tradizionali del Paese: metallurgia, costruzioni, automotive, elettronica, aerospazio. Pesano invece molto meno nel mix delle importazioni i materiali legati alle filiere emergenti della transizione green e digitale — batterie, elettronica avanzata, tecnologie rinnovabili — segno che questi comparti sono ancora poco sviluppati nel sistema industriale italiano.

Nel complesso, il valore delle importazioni di materie prime strategiche ha raggiunto circa venti miliardi di euro nel 2024, a fronte di una bilancia commerciale strutturalmente in negativo: un dato che fotografa un Paese fortemente dipendente dall’estero per gli input produttivi alla base della propria competitività manifatturiera.

Importazioni italiane di materie strategiche

Importazioni italiane di materie strategiche: valore totale in euro dal 2015 al 2024, con picco nel 2022

Fonte: Elaborazioni SACE su dati CRIET

Importazioni italiane di materie prime strategiche (% sul totale, 2024)

Importazioni italiane di materie prime strategiche in percentuale sul totale, 2024

Fonte: Elaborazioni SACE su dati CRIET

Verso una “diversificazione intelligente” degli approvvigionamenti

La gestione del rischio legato alle materie prime non può limitarsi a diversificare geograficamente i fornitori. Richiede maggiore integrazione nelle catene produttive internazionali, nelle fasi ad alto contenuto tecnologico. La “diversificazione intelligente” significa non solo da dove importare, ma come inserirsi nelle reti globali, scegliendo partner, tecnologie e segmenti di filiera in grado di garantire stabilità, affidabilità e valore aggiunto. Il tema delle materie prime si intreccia strettamente con quello delle filiere produttive — livello a cui si gioca la competitività dei sistemi economici.

Ne deriva la necessità di un approccio strategico e non soltanto tattico alle catene di fornitura e alle relazioni di filiera, in cui la “diversificazione intelligente” comprende anche la gestione degli approvvigionamenti e della volatilità dei prezzi delle materie prime. Per agevolare l’accesso a queste risorse, le Export Credit Agency (ECA), come SACE, possono sostenere gli investimenti delle imprese e facilitare la mobilitazione di capitale privato, contribuendo quindi anche a rendere più efficiente e prevedibile il funzionamento dei mercati.

Focus 4

L’oro blu: l’acqua come risorsa strategica

Entro il 2050 tre persone su quattro nel mondo potrebbero essere esposte agli effetti della siccità, che già oggi costa all’economia globale oltre $307 miliardi l’anno. L’agricoltura assorbe il 72% dei prelievi idrici mondiali. Il 44% delle acque reflue domestiche non è trattato adeguatamente, mentre per quelle industriali il tasso scende al 38%. Il 46% dei fondi necessari per raggiungere gli obiettivi WASH (acronimo inglese per acqua potabile, servizi igienici e igiene) delle Nazioni Unite è ancora assente.

Le imprese italiane sono leader mondiali nelle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, remineralizzazione e depurazione, con forte attenzione alla circolarità. Aree ad alto potenziale: Asia Centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan) e Balcani Occidentali (€1,5 miliardi di investimenti UE attivati dal 2009, benefici per 2,9 milioni di persone).